Ultime novità riguardati l’Epatite Autoimmune

Cutting edge issues in autoimmune hepatitis
Liberal R, Krawitt E. L, Vierling J. M, Manns M. P,
Mieli-Vergani G, Vergani D.
Journal of Autoimmunity, 2016

L’epatite autoimmune (EAI) è una patologia caratterizzata da un processo
infiammatorio cronico a carico del fegato, conseguente ad una reazione immunitaria
incontrollata. Questa revisione riassume gli argomenti discussi alla “Monothematic
Conference” tenutasi a Londra nel Settembre 2015, evidenziando i progressi ottenuti
negli ultimi 60 anni riguardanti la comprensione della patogenesi dell’epatite
autoimmune e la pratica clinica. La diagnosi dell’EAI si basa sul rilevamento di
autoanticorpi caratteristici e ipergammaglobulinemia a livello ematico, e sulla
presenza di epatite alla biopsia epatica. Il gruppo internazionale di Epatite
Autoimmune (International Autoimmune Hepatitis Group: IAIHG) ha messo a punto
sistemi di valutazione diagnostica per facilitare gli studi comparativi e la pratica
clinica. Per quanto riguarda la terapia, il cardine del trattamento dell’epatite
autoimmune è l’immunosoppressione, che dovrebbe essere indotta non appena viene
posta la diagnosi. Il trattamento standard include dosi relativamente alte di
Predniso(lo)ne, che può essere gradualmente ridotto con l’introduzione
dell’Azatioprina. Il trattamento a base di Micofenolato Mofetile e altri inibitori sono
altre potenziali terapie ma dovrebbero essere riservate a pazienti selezionati che non
rispondono alle primarie terapie e dovrebbero essere somministrati solo in centri di
riferimento. Il trapianto di fegato è un’opzione salvavita per quei pazienti con malattia
epatica che progredisce allo stadio terminale. Le recenti linee guida hanno descritto
trattamenti innovativi che mirano ancora più da vicino all’obiettivo terapeutico: la
normalizzazione dei marker biochimici, sierologici e dei parametri istologici. Gli
autoantigeni corrispondenti agli autoanticorpi caratteristici dell’epatite autoimmune
sono stati identificati e clonati, permettendo una specifica ricerca sull’interazione tra
meccanismi effettori e meccanismi di regolazione immunitari. I modelli animali sono
stati utili per l’identificazione delle popolazioni cellulari e delle citochine coinvolte
nel danno epatico, anche se non è ancora presente un modello umano vero e proprio
che rispecchi fedelmente la malattia. Nel corso degli anni la IAIHG ha cercato di
produrre un affidabile sistema di punteggio diagnostico applicabile alla pratica
clinica, che ha anche portato all’individuazione di diversi fenotipi clinici, tra cui
sindromi sovrapposte, presentazioni acute gravi ed epatite autoimmune indotta da
farmaci. Nonostante i progressi discussi, sono ancora presenti aree di interesse che
dovrebbero essere affrontate in futuro. Con le moderne tecniche di laboratorio e una
proficua collaborazione tra i gruppi di ricerca, si spera che in breve tempo nuovi
biomarker diagnostici e prognostici, oltre che una migliore comprensione della
patogenesi, possano portare allo sviluppo di terapie più specifiche ed efficaci per tale
patologia.

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