La carenza di vitamina A nelle colestasi epatiche croniche, una possibile terapia?

Vitamin A deficiency in chronic cholestatic liver disease —
is vitamin A therapy beneficial ?
Cora Freund, Daniel Nils Gotthardt
Liver International, 2017

La vitamina A, conosciuta anche come retinolo, è una vitamina liposolubile e rappresenta un nutriente essenziale per il nostro organismo, è implicata infatti in numerosi processi come ad esempio la crescita epiteliale e lo sviluppo immunologico. L’organismo umano però non è in grado di sintetizzarla autonomamente, infatti per soddisfarne il fabbisogno è necessario introdurla attraverso l’assunzione di alimenti (di origine animale e vegetale) che contengono la vitamina stessa o i suoi precursori.
Le cellule stellate epatiche (cellule di Ito) rappresentano il principale deposito di tale micronutriente.
In caso di danno epatico ad eziologia ancora ignota, le cellule epatiche possono perdere il contenuto di vitamina A, trasformandosi in miofibroblasti con conseguente formazione di tessuto cicatriziale (fibrosi).
La carenza di vitamina A nelle patologie colestatiche croniche è risultata essere abbastanza frequente ed i processi metabolici che coinvolgono il retinolo e tutta la classe dei retinoidi, hanno attirato l’attenzione del mondo scientifico.
Le patologie croniche epatiche che presentano colestasi sono caratterizzate da infiammazione delle vie biliari provocando stasi della bile e secondariamente danno al fegato. Tra le più comuni forme di colangiopatia troviamo: la Colangite Biliare Primitiva
(CBP), la Colangite Sclerosante Primitiva (CSP) e l’Atresia delle Vie Biliari (AVB).
Lo scopo della revisione qui riportata è stato quello di valutare l’associazione tra vitamina A e patologie epatiche croniche colestatiche e di riassumere le attuali evidenze presenti in
letteratura.
Recentemente, è stato analizzato il potenziale ruolo terapeutico della classe dei retinoidi in pazienti affetti da Colangite Sclerosante Primitiva.
Tale condizione patologica è una rara malattia epatica autoimmune, caratterizzata da infiammazione dei dotti biliari intraepatici o extraepatici che trasportano la bile.
Nel 2011, in collaborazione con l’Università di Yale e la Mayo Clinic, è stato condotto uno studio di intervento che prevedeva la somministrazione per via orale di vitamina A nella forma “atRA” in pazienti affetti da CSP con una parziale risposta alla terapia farmacologica con Acido Ursodesossicolico (UDCA).
I risultati di questo studio hanno suggerito che una
combinazione di UDCA e atRA potrebbe inibire la sintesi di acidi biliari e potenzialmente ridurre l’infiammazione epatica.
Gli effetti avversi osservati, associati a tale terapia, sono risultati essere: mal di testa e acufeni.
Sono necessarie ulteriori ricerche riguardanti gli effetti della vitamina A sull’istologia del fegato e sull’outcome clinico dei soggetti affetti da CSP.
Nuovi studi potrebbero focalizzarsi sulla valutazione dei livelli plasmatici di retinoidi in tali pazienti.
In conclusione, la somministrazione di atRA potrebbe rappresentare in futuro un’interessante soluzione per il trattamento antifibrotico.

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