Correlazione tra nuove regioni del genoma umano identificate e rischio d’insorgenza della Colangite Sclerosante Primitiva (CSP). Valutata anche la relazione di CSP con malattie infiammatorie intestinali croniche.

Correlazione tra nuove regioni del genoma umano identificate e rischio
d’insorgenza della Colangite Sclerosante Primitiva (CSP). Valutata anche la
relazione di CSP con malattie infiammatorie intestinali croniche.

(Genome-wide association study of primary sclerosing cholangitis identifies new risk loci and
quantifies the genetic relationship with inflammatory bowel disease)
Sun-Gou Ji et al.
Nature Genetics, 2017

La colangite sclerosante primitiva (CSP) è una rara malattia epatica autoimmune,
caratterizzata da infiammazione dei dotti biliari intraepatici o extraepatici, strutture preposte
a trasportare la bile. Si caratterizza per la presenza di un processo infiammatorio che
coinvolge le pareti stesse dei dotti biliari con conseguente formazione di tessuto cicatriziale
(fibrosi). Queste strutture progressivamente si induriscono e si restringono (sclerosi),
ostacolando il flusso della bile. La malattia può evolvere più o meno lentamente in
insufficienza epatica e cirrosi. Spesso tale patologia è associata a malattie infiammatorie
intestinali a carattere cronico (MICI). Allo scopo di poter comprendere quali specifici fattori
molecolari siano all’origine della CSP, è stata recentemente intrapresa un’ampia
collaborazione internazionale che ha portato all’avvio di quello che è il più grande studio di
genetica mai condotto su questa particolare malattia.
Gli autori dello studio, da poco pubblicato sulla rivista Nature Genetics, hanno analizzato il
DNA di 5.000 pazienti con CSP e lo hanno confrontato successivamente con quello di 20.000
soggetti sani. In seguito a tale analisi sono state identificate quattro nuove regioni del genoma
umano che appaiono correlate con il rischio d’insorgenza della patologia. In particolare, una di
queste quattro porzioni di DNA sembra dimostrare che la PSC sia significativamente associata
ad un aumento dei livelli della proteina UBASH3A.
“I risultati del nostro studio sul genoma ci hanno permesso di individuare diversi percorsi
biologici che, probabilmente, rivestono un ruolo di primo piano nella patogenesi della
colangite sclerosante primitiva”, spiega il Dott. Carl Anderson, del Wellcome Trust Sanger
Institute, uno dei principali autori dell’indagine. “Soprattutto, abbiamo scoperto che a bassi
livelli di UBASH3A corrisponde un minor rischio di PSC”.
Tale proteina potrebbe quindi rappresentare il target di una possibile futura terapia; un
farmaco in grado di ridurre la quantità di UBASH3A nell’organismo potrebbe rivelarsi di
grande utilità per il trattamento dei pazienti colpiti da PSC.
Un particolare aspetto della colangite sclerosante primitiva è rappresentato dal fatto che, in
circa il 75% dei casi, la patologia risulta essere associata a malattie infiammatorie intestinali a
carattere cronico, come la colite ulcerosa (UC) o il morbo di Crohn (CD). Per indagare a fondo
l’ipotesi di un’eventuale relazione tra la colangite sclerosante primitiva e i disturbi
infiammatori dell’intestino, gli autori dello studio hanno confrontato i loro risultati con i dati
ricavati da precedenti indagini genetiche sulle IBD. I ricercatori sono riusciti ad identificare
alcune regioni del genoma che sono associate sia alla CSP che alle MICI (in modo particolare
alla colite ulcerosa) ma anche altre che risultano essere correlate solamente al rischio di PSC.
La speranza dei ricercatori è che un’indagine genetica di così ampia portata possa contribuire
ad una migliore conoscenza della PSC e delle complesse dinamiche che sono all’origine di
questo disturbo autoimmune. Ulteriori studi sono necessari per approfondire gli aspetti
ancora poco chiari di questa rara patologia.

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