Faq

Esiste una cura per la cirrosi?

Non esiste un trattamento specifico per la cirrosi perché si tratta di un processo irreversibile. L’unica cura definitiva è rappresentata dal trapianto di fegato, ma questo non sempre è possibile o appropriato. Spesso possono però essere trattante con successo le complicanze che insorgono negli stadi avanzati, con un notevole prolungamento della vita. Quando si sviluppa […]

Non esiste un trattamento specifico per la cirrosi perché si tratta di un processo irreversibile. L’unica cura definitiva è rappresentata dal trapianto di fegato, ma questo non sempre è possibile o appropriato. Spesso possono però essere trattante con successo le complicanze che insorgono negli stadi avanzati, con un notevole prolungamento della vita. Quando si sviluppa ipertensione portale, è talvolta possibile trattarla con farmaci che riducono la pressione sanguigna. Altri farmaci, come i diuretici, sono spesso utilizzati per ridurre l'accumulo di liquidi nei pazienti con ascite o altre forme di edema. Se questi trattamenti non sono efficaci, potrebbe essere necessario l’intervento chirurgico per ridurre l’ascite o potrebbe diventare inevitabile un trapianto di fegato. Nei soggetti con varici gastriche e/o esofagee viene iniettata una sostanza sclerosante al fine di evitare o bloccare le emorragie. Tale procedura, molto simile al trattamento delle vene varicose alle gambe, viene fatto mediante endoscopia. Una tecnica chirurgica più recente prevede l'impiego di un endoscopio con l’inserimento di piccoli elastici in grado di isolare la varice dal flusso sanguigno. In caso di grave sanguinamento, può essere inserito in esofago un palloncino gonfiabile (noto come tubo Sengstaken), che esercita una pressione tale da bloccare l'emorragia; si tratta di una misura di emergenza in attesa della sclerosi endoscopica. In alcuni casi, può essere considerato necessario eseguire un intervento chirurgico, denominato “shunt porto-sistemico intraepatico transgiugulare” (o TIPS), per deviare il sangue dalla vena porta in altri vasi. La severità della cirrosi, comunque, spesso può essere ridotta rimuovendo o trattando le cause che la sottendono. Per esempio, i soggetti che sviluppano cirrosi epatica a causa del consumo eccessivo di alcool spesso mostrano un importante miglioramento quando smettono di bere alcolici.

Quali sono le cause di cirrosi?

Comunemente si è pensa che la cirrosi sia dovuta al consumo eccessivo di alcol. Questo non è corretto. In effetti, la cirrosi può essere causata da qualsiasi processo che persistentemente danneggia il fegato. In Europa o nel Nord America l’alcol costituisce la causa principale di cirrosi epatica, tuttavia esso rappresenta solo circa il 60% dei […]

Comunemente si è pensa che la cirrosi sia dovuta al consumo eccessivo di alcol. Questo non è corretto. In effetti, la cirrosi può essere causata da qualsiasi processo che persistentemente danneggia il fegato. In Europa o nel Nord America l’alcol costituisce la causa principale di cirrosi epatica, tuttavia esso rappresenta solo circa il 60% dei casi di cirrosi. Nelle zone del mondo dove l'epatite virale è molto comune, la maggioranza dei casi cirrosi è dovuta alle infezioni croniche. Altre cause importanti di cirrosi sono le malattie epatiche autoimmuni e diverse patologie genetiche che colpiscono il fegato.

Che cos’è la cirrosi?

Il fegato ha una notevole capacità di rigenerarsi nel momento in cui viene danneggiato. Quando però la causa del danno persiste per molto tempo, come nel caso dell’epatite cronica, il processo di riparazione può non essere in grado di compensare la morte continua delle cellule epatiche; a questo punto inizia quel processo noto come fibrosi, […]

Il fegato ha una notevole capacità di rigenerarsi nel momento in cui viene danneggiato. Quando però la causa del danno persiste per molto tempo, come nel caso dell’epatite cronica, il processo di riparazione può non essere in grado di compensare la morte continua delle cellule epatiche; a questo punto inizia quel processo noto come fibrosi, cioè formazione di tessuto cicatriziale. Se la fibrosi è grave, il tessuto cicatriziale formato può interferire con il normale passaggio del sangue attraverso il fegato. Alcune cellule epatiche dunque non ricevono più ossigeno e sostanze nutritive in maniera adeguata, con conseguente morte cellulare e ulteriore formazione di tessuto cicatriziale.Quando la malattia epatica giunge ad uno stadio di fibrosi grave, si sviluppa la cirrosi. Il termine deriva dalla parola greca kirros, che significa arancio o bruno, e descrive appropriatamente l'aspetto del fegato cirrotico dovuta alla diminuzione della quantità di sangue che fluisce attraverso il tessuto epatico e l'accumulo di pigmenti biliari.

Quali sono i pericoli della biopsia epatica?

Il principale rischio della biopsia epatica è costituito dal sanguinamento nel punto in cui l’ago entra nel fegato; ciò si verifica comunque in meno dell’1% dei pazienti sottoposti a tale procedura.

Il principale rischio della biopsia epatica è costituito dal sanguinamento nel punto in cui l’ago entra nel fegato; ciò si verifica comunque in meno dell'1% dei pazienti sottoposti a tale procedura.

Cos’è una biopsia epatica?

Si tratta di una procedura diagnostica utilizzata per prelevare una piccola quantità di tessuto epatico, che può essere esaminato al microscopio; tale indagine può permettere di individuare la causa o lo stadio della malattia epatica.

Si tratta di una procedura diagnostica utilizzata per prelevare una piccola quantità di tessuto epatico, che può essere esaminato al microscopio; tale indagine può permettere di individuare la causa o lo stadio della malattia epatica.

L’epatite autoimmune può essere ereditata?

Tutto ciò che riguarda il nostro corpo è controllato dai nostri geni, ereditati dai genitori e dei loro antenati. Le funzioni dei geni possono essere però influenzate da fattori esterni e si modificano nel corso della vita – è per questo che non godono di “eterna giovinezza”. Inoltre, ognuno di noi è portatore di diversi […]

Tutto ciò che riguarda il nostro corpo è controllato dai nostri geni, ereditati dai genitori e dei loro antenati. Le funzioni dei geni possono essere però influenzate da fattori esterni e si modificano nel corso della vita - è per questo che non godono di "eterna giovinezza". Inoltre, ognuno di noi è portatore di diversi difetti a carico di uno o più nei nostri geni. Il fatto che possano influenzare la nostra vita dipende dalla loro natura. In molti casi i difetti genetici o non sono importanti o vi sono altri geni che riescono a compensarli. Come già esposto, è probabile che, perché si sviluppi un’epatite autoimmune, siano necessarie parecchie lacune nel controllo del sistema immunitario, e che queste siano di natura genetica e probabilmente ereditabili. Tuttavia, è bene precisare che l’EAI non viene ereditata nel senso comune; piuttosto sembra esserci una predisposizione genetica, ossia in uno stesso individuo si concentrano differenti geni che predispongono alla malattia. Ciò viene suggerito anche dal fatto che sono documentati pochissimi casi di epatite autoimmune in più membri della stessa famiglia; è dunque estremamente improbabile che la malattia possa essere trasmessa ai figli.

Se ho L’epatite autoimmune posso avere figli?

Se sei un uomo, non ci dovrebbero essere problemi. Se sei una donna, ciò dipenderà dal controllo della malattia e dall’eventuale presenza o meno di complicanze ad essa correlate. E’ bene rivolgersi al proprio medico per una consulenza in merito. Se la malattia è attiva, essa può influenzare negativamente l’ovulazione e quindi la donna potrebbe […]

Se sei un uomo, non ci dovrebbero essere problemi. Se sei una donna, ciò dipenderà dal controllo della malattia e dall’eventuale presenza o meno di complicanze ad essa correlate. E’ bene rivolgersi al proprio medico per una consulenza in merito. Se la malattia è attiva, essa può influenzare negativamente l’ovulazione e quindi la donna potrebbe non riuscire a rimanere incinta. Recenti studi hanno dimostrato che le donne più giovani con epatite autoimmune, in cui la cui malattia è in fase di remissione, riescono molto spesso ad iniziare e a portare a termine una gravidanza. La maggior parte delle donne non hanno grossi problemi durante la gestazione e riescono ad avere bambini sani. Tuttavia, per ragioni non chiare, alcune pazienti hanno delle recidive di malattia durante la gravidanza, altre pochi mesi dopo il parto, pur continuando il trattamento. Pertanto, è importante sottoporsi a frequenti e regolari controlli sia durante la gestazione sia dopo il parto, poiché potrebbe essere necessario un aumento della terapia per il controllo della malattia. I dati disponibili indicano che, alle dosi normalmente utilizzate per mantenere in remissione l’EAI, gli steroidi e l’azatioprina non sembrino influenzare lo sviluppo del bambino.

Quali sarebbero i farmaci necessari per prevenire il rigetto?

I principali e primi farmaci utilizzati sono stati gli steroidi, l’azatioprina e la ciclosporina, in varie combinazioni. Tuttavia, negli ultimi anni viene sempre più utilizzato il tacrolimus, con grande efficacia ed altri farmaci, più recenti, come il micofenolato con risultati promettenti.

I principali e primi farmaci utilizzati sono stati gli steroidi, l’azatioprina e la ciclosporina, in varie combinazioni. Tuttavia, negli ultimi anni viene sempre più utilizzato il tacrolimus, con grande efficacia ed altri farmaci, più recenti, come il micofenolato con risultati promettenti.

Quali sono le probabilità che la malattia si ripresenti?

Il numero di persone affette da epatite autoimmune che necessitano di trapianto è veramente molto piccolo e non vi è dunque ancora abbastanza esperienza a lungo termine per poter fare dei calcoli di probabilità. Alcuni studi riportano che la malattia può ripresentarsi in circa il 20% dei casi, anche dopo diversi anni; di conseguenza è […]

Il numero di persone affette da epatite autoimmune che necessitano di trapianto è veramente molto piccolo e non vi è dunque ancora abbastanza esperienza a lungo termine per poter fare dei calcoli di probabilità. Alcuni studi riportano che la malattia può ripresentarsi in circa il 20% dei casi, anche dopo diversi anni; di conseguenza è generalmente raccomandato di mantenere livelli più alti di immunosoppressione rispetto ai pazienti non trapiantati.

Perché la malattia può ritornare?

Probabilmente perché il trapianto di fegato non cura i difetti genetici di base relativi al controllo delle reazione autoimmuni (v. domanda 2).

Probabilmente perché il trapianto di fegato non cura i difetti genetici di base relativi al controllo delle reazione autoimmuni (v. domanda 2).