ADESIONE AL PROGETTO DI RICERCA T-REGS

Presentiamo di seguito l’adesione al progetto di ricerca “T-regs” promosso dal Liver Immunology Group diretto dal Professor Diego Vergani del King’s College Hospital, membro del nostro comitato scientifico.
Amea ha deciso di aderire al progetto di ricerca con un contributo di 10.000,00€, che naturalmente si aggiunge ad altri arrivati a vario titolo da privati, associazioni e fondazioni.
E’ stato possibile investire tale importo nel progetto di ricerca grazie alle donazioni dei soci e all’incasso del 5×1.000.
La ragione di questa scelta è naturalmente quella di favorire la ricerca per trovare una cura alla malattia.
L’adesione a questa iniziativa nasce innanzitutto per la serietà delle persone coinvolte e per la bontà del progetto di ricerca.
Il Prof. Diego Vergani e la Prof.ssa Giorgina Mieli-Vergani sono tra i massimi esperti mondiali della patologia, tengono conferenze in tutto il mondo e sono riconosciuti come grandi protagonisti nella cura della malattia da tutta la comunità scientifica.
L’epatite autoimmune è una grave malattia epatica in cui il sistema immunitario attacca il fegato, le cui cellule (epatociti) non vengono riconosciute come proprie. La malattia colpisce bambini di tutte le età e adulti; si è calcolato che nel Centro di riferimento sovraregionale di pediatria epatica del King’s College Hospital (Londra) la sua prevalenza sia aumentata di sei volte (dall’1.2 all’8%) negli ultimi dieci anni. La malattia è principalmente presente nel sesso femminile ed è caratterizzata da elevati livelli sierici di immunoglobuline G, presenza di autoanticorpi (anticorpi anti-nucleo, ANA, anticorpi anti-muscolo liscio, SMA e anticorpi anti-microsomi epatici e renali di tipo 1, anti-LKM-1) e, sul piano istologico, da epatite da interfaccia, che consiste in una massiva infiltrazione linfocitaria del fegato. L’epatite autoimmune necessita di trattamento immunosoppressivo (corticosteroidi e azatioprina) per tutta la vita; tale trattamento, purtroppo, oltre ad avere gravi effetti collaterali (ritardo della crescita e possibile sviluppo di neoplasie) spesso non basta ad arrestare l’evoluzione della malattia verso la cirrosi scompensata e il trapianto.
Nell’epatite autoimmune il danno epatico è causato da un’iperattivazione delle cellule del sistema immunitario, in particolare linfociti B, CD4 e CD8, che attaccano le cellule epatiche. Questa iperattivazione linfocitaria è associata ad una riduzione di cellule regolatorie (cellule T regolatorie, T-regs), il cui compito è quello di tenere sotto controllo l’attivazione del sistema immunitario. Questo difetto è più marcato alla diagnosi, momento in cui la malattia è in fase attiva, che alla remissione, quando i pazienti sono in trattamento immunosoppressivo. Nonostante siano difettive, tali T-regs sono in grado di espandere e di aumentare la loro capacità regolatoria quando stimolate in vitro, costituendo così una possibile opzione terapeutica che avrebbe il vantaggio non solo di tenere sotto controllo l’iperattivazione del sistema immunitario ma anche di ‘ri-educarlo’ e quindi ricostituirlo.
Il Liver Immunopathology Group, diretto dal Professor Diego Vergani del King’s College Hospital di Londra, ha iniziato un progetto di ricerca, il cui scopo principale è di generare T-regs, isolate dal sangue periferico di bambini con epatite autoimmune, espanderle e ‘ri-educarle’ in vitro perchè possano riacquisire la loro capacità soppressoria, e ri-iniettarle nel paziente. Tale ricerca, oltre a far progredire la conoscenza su come è possible modulare o correggere i meccanismi che portano al danno epatico nell’epatite autoimmune, servirà come modello per altre malattie autoimmuni, che in totale costituiscono il 5% di tutta la patologia umana.

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